Il movimento percettivo

Didatticanto, intervista a Stefania Del Prete e Anna Maria Di Marco
17 Ottobre 2019

Lezioni di musica per bambini a partire dalla nascita

di Dora Sisti

Gli sviluppi della pedagogia moderna hanno condotto a una significativa riconsiderazione del ruolo del “Movimento” nell’ambito di specifici progetti educativi. Il movimento del bambino, è stato erroneamente considerato negativo nel campo educativo, dove l’importanza era data soprattutto all’apprendimento intellettuale, al quale non era riconosciuto alcun legame con lo sviluppo motorio.

Tra le pionierie di questa riconsiderazione del movimento c’è Maria Montessori che ne “La mente del bambino” afferma:

“Fino ad oggi la maggior parte degli educatori hanno considerato movimento e muscoli come aiuto alla respirazione, alla circolazione, oppure come una pratica per acquistare maggior forza fisica. La nostra nuova concezione sostiene invece l’importanza del movimento quale aiuto allo sviluppo mentale, quando il movimento sia posto in relazione col centro. […] Quando si vigili un bambino, risulta evidente che lo sviluppo della sua mente avviene con l’uso del movimento. […] Psiche e movimento appartengono alla stessa unità.”

Maria Montessori, “La mente del Bambino”

Parallelamente, la pedagogia musicale si è resa protagonista di una profonda riflessione sul tema grazie in primis agli studi del pedagogo svizzero Emile Jacques Dalcroze, il quale ideò l’euritmica, un metodo per insegnare e percepire la musica attraverso il movimento. Zoltan Kodaly invece, compositore, linguista, filosofo, etnomusicologo e educatore ungherese concepì un sistema di codificazione musicale attraverso dei gesti che concretizzano nello spazio il nome delle note (chironomia). In ultimo, Carl Orff, compositore e didatta tedesco, ideatore dell’Orff – Shulewerk e fondatore della Guntherschule, sviluppò una ricerca fortemente influenzata dal legame con danzatori e coreografi. Afferma:“I gesti ritmici – come il battere le mani, il pestare i piedi e lo schioccar le dita – sono da intendersi quali espressioni primarie del corpo immerso nel flusso coreutico.”

“Il corpo conosce prima che la mente comprenda”

Gli studi di Edwin Gordon e la successiva formulazione della Music Learning Theory condividono la centralità e l’importanza conferita al movimento, individuando tuttavia delle valenze e delle potenzialità profondamente diverse. L’approccio di Gordon esclude (almeno nelle fasi iniziali) un valore gestuale del movimento, il quale non è un elemento descrittivo, ma percettivo. Il gesto infatti, necessita di un passaggio di decodifica intellettuale, impossibile da attuare dalla nascita fino ai primi sette mesi di vita.

L’etimologia della parola “gesto”, proviene dal latino, gestus, participio passato di gerere, fare, adoperarsi. Indica dunque un’azione che in quanto tale, presuppone una volontà, un obiettivo, spesso coinvolge le mani o le braccia e non tutto il corpo.

Il movimento invece, secondo l’approccio della MLT, è piuttosto un moto interiore che coinvolge l’intero corpo e che spesso è generato dal bacino. Gordon nello specifico lo chiama “Movimento continuo e sostenuto”.

Essenziale nella messa a punto della concezione del movimento fu il coreografo Rudolf Laban, il quale aveva ideato un sistema di notazione dei passi (labanotation) che individua quattro caratteristiche fondamentali:

–peso

–spazio

–tempo

–flusso

In particolare, Laban asseriva che a seconda dell’ordine in cui i vari arti compiono un movimento, avremo un flusso libero o bloccato. Così Gordon individuò il bacino come motore centrale da cui far partire il movimento a flusso continuo. Il movimento dunque, privato del suo valore gestuale, è ricondotto a un qualcosa di primitivo e profondamente istintivo, tanto da essere considerato un senso. Alain Berthoz, ingegnere e professore di fisiologia della percezione, nel suo saggio “Il senso del movimento”, parla di sesto senso, sia come senso aggiunto ai nostri cinque, ma anche e soprattutto come capacità di anticipare ciò che sta per accadere nella realtà dello spazio circostante. Nel neonato questo senso è al massimo del proprio potenziale.

E’ incredibile notare i movimenti percettivi che i bambini di pochi mesi attuano istintivamente durante un canto: inarcano la schiena, muovono i piedini, ondeggiano il bacino e molte volte abbandonano il peso corporeo in precisi istanti di risoluzione musicale, ad esempio l’approdo sulla tonica finale dopo una lunga dominante.

Perfettamente in linea con l’idea montessoriana di “Mente Assorbente” e individuato il prezioso potenziale percettivo del movimento, Gordon sottolinea il delicato compito della guida informale, la quale non deve in nessun modo inibire il naturale sviluppo della musicalità del bambino con movimenti descrittivi ed indotti, ma al contrario, proporre un movimento a flusso continuo e rilassato. E’ infatti probabile che a una tipologia di movimento che evidenzi particolarmente accenti o pulsazioni, il bambino risponda con un’imitazione in questo caso negativa, perchè frutto di una “imposizione” esterna e non di una percezione interna.

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