Grecia, mare, vino e Gordon.

Lezione-Concerto per bambini secondo la MLT di Gordon
13 settembre 2018
La prima volta in studio
16 settembre 2018

di Mariagiulia Focarelli

13 agosto 2018

Milos, agosto torrido. Dopo giorni di navigazione “a flipper” tra le Cicladi, il meltemi (vento da nord tipico dell’estate greca) ci costringe all’ormeggio in porto. Ben venga, ne approfittiamo per affittare un motorino e fare i turisti.
La barca a vela fa sì che ci si senta ospiti più che turisti nel senso canonico del termine. È questa sensazione di appartenenza non a un paese specifico ma al mondo che ti dà la spavalderia necessaria ad attaccare bottone con tutti, ad interessarti, incuriosirti, a parlare con la gente e ad avere quegli scambi così sinceri e umani che ti chiedi perché mai a casa non riesci ad avere la stessa spontaneità nell’approcciarti con gli altri. È proprio quella spontaneità da viaggiatrice incallita che, nel villaggetto di pescatori di Firopotamos, mi spinge ad affacciarmi ad una casa da cui sento provenire voci italiane. Vorrei chiedere un contatto per affittarla l’anno prossimo, una meraviglia di casetta NEL mare più che sul mare, col box barca al posto del garage. Elias e Max non mi fanno nemmeno dire “ciao” che già mi ritrovo davanti un bicchiere di vino fresco, polpo alla griglia pescato al mattino e una tiropita, deliziosa torta al formaggio.


Max è un giocatore di pallacanestro in pensione che ha deciso di svernare qui tutti gli anni. Elias parla perfettamente italiano ma è del Peloponneso, da 20 anni si è trasferito qui con la sua famiglia ed è il primario dell’unico ospedale dell’isola. Inutile dirlo, in un paese dove le persone comuni alle feste folkloristiche accompagnano naturalmente un sirtaki in 7 o in altri metri cosiddetti inusuali battendo le mani, senza accorgermene guido la conversazione verso il mondo della musica e dell’infanzia.
Grande privilegio di chi, come me, fa un lavoro che ama, è che anche se sei “in ferie” lasci sempre aperta, in chissà quale area del cervello, la porta dell’apprendimento.
Racconto ai due “ragazzi” che lavoro faccio, un mestiere universale che puoi mettere nello zaino insieme a pinne fucile ed occhiali, un lavoro che non ti annoia mai, che ti costringe all’improvvisazione continua e a metterti costantemente in gioco.
Sono un’insegnante AIGAM, Associazione Italiana Gordon per l’Apprendimento Musicale, e, assieme a tanti colleghi sparsi per l’Italia e nel mondo, mi occupo di educazione musicale a partire dalla primissima infanzia, dove per primissima infanzia intendo quei minicuccioli per i quali il seno della mamma rappresenta ancora il mondo intero, sicuro, morbido e pieno di amore.
E così mi ritrovo a seminare l’MLT a Firopotamos, un paesino che fino a 10 minuti prima nemmeno sapevo esistesse. MLT sta per Music Learning Theory, l’ormai nota teoria dell’apprendimento musicale di Edwin E. Gordon (E. sta per Elias!) secondo la quale la musica si apprende con modalità analoghe a quelle con cui apprendiamo il linguaggio verbale. L’AIGAM, attraverso la MLT, si occupa di educazione musicale presso asili nido, scuole materne ed elementari, scuole di musica (come la Riverside Music School di Roma dove insegno con gli Insegnanti AIGAM Dora Sisti e Lorenzo Tarducci), associazioni dedicate a infanzia e maternità.
Grazie ai nostri corsi di Musicainfasce®, SviluppoMusicalità® e AlfabetoDellaMusica® rendiamo il linguaggio musicale fruibile a tutti, nella consapevolezza che, se stimolato adeguatamente e al momento giusto, chiunque possa diventare un buon fruitore di musica, un ascoltatore attento e, senza velleità di crescere tanti piccoli Mozart, siamo fermamente convinti che attraverso il nostro lavoro le future generazioni potranno avere a disposizione un mezzo di comunicazione universale.
La conversazione diventa via via più fitta, quando parli con passione si allontana quello spiacevole dubbio che ti porta a pensare “forse risulto noioso”, e infatti Max ma soprattutto Elias mi riempiono di domande sempre più interessate e specifiche.


Racconto (non spiego, racconto!) cos’è l’audiation, quella capacità di sentire e comprendere suoni di musica non fisicamente presenti.
Racconto che si sviluppa e funziona come il pensiero verbale, che non è mai troppo presto per cominciare, che il bambino ha bisogno di ascoltare, ascoltare e ascoltare un linguaggio quanto più ricco, vario e complesso possibile, che dev’essere libero di sbagliare, di avanzare per esplorazione e liberi tentativi.
Parliamo di Maria Montessori, di Piaget e Tomatis, di ascolto intrauterino, di periodi sensitivi, di finestre di apprendimento, della meraviglia del bambino che nasce con competenze e potenziali, dell’importanza dell’educazione che invece di essere un mero atto di trasmissione di nozioni è, come l’etimologia ci suggerisce, un “portare fuori” dal bambino le attitudini di cui è dotato naturalmente.
Parliamo dell’uso della voce, dello sposalizio tra respiro naturale, movimento ed emissione, all’inizio spontanea e via via più cosciente, di suoni, parole, frasi musicali e non.
Elias annuisce tra lo stupito e il consapevole. Mi racconta che sull’isola tutte le situazioni di medicina d’urgenza le gestisce lui, che ora, mentre sorseggia il suo aperitivo di tarda mattinata seduto in un balconcino di legno azzurro sull’Egeo spazzato dal vento, è reperibile…col suo cellulare ben lontano dallo smartphone appoggiato accanto al polpo grigliato e alla torta al formaggio.
Quando ci sono parti non programmati lo chiamano, lui prende la sua jeep e a volte si fa in tempo ad arrivare in ospedale, altre volte si rimane in case non sempre accessibili e attrezzate.
Gli chiedo se rispetto alla sua esperienza la voce fosse una componente importante nel parto, gli parlo dei nostri corsi di MusicaInAttesa®, delle lezioni di Gabriella Pacini, ostetrica romana specializzata in parti in casa e formatrice dei corsi di Musica In Gravidanza dell’AIGAM, che ci spiega come il rilassamento a livello laringeo corrisponda ad un rilassamento dei muscoli pelvici e viceversa, come un preparato uso della voce possa prevenire traumi alle corde vocali durante il parto, di come la donna in travaglio abbia bisogno di poter accedere senza interferenze alla sua parte più interna del cervello, quella irrazionale, istintiva, animale.
Elias sembra imbarazzato, mi conferma che i medici che assistono i parti, lui stesso incluso, sono spesso rigidi e prescrittivi nei confronti della donna, dicono loro in che posizione stare (spesso supina per comodità di chi assiste più che di chi partorisce), quando spingere, come respirare.
È commosso, dice che presterà più attenzione e mi ringrazia….ma io non ho fatto niente, ho solo raccontato del potere e della naturalezza della MLT che, rispettando il bambino nei suoi spazi e tempi, è in grado di portare tutti, nessuno escluso, a trovare la propria intonazione e il proprio senso ritmico. Di come la voce cantata possa toccare l’altro e trasmettere emozioni. Di come l’acculturazione musicale del bambino, cominci nove mesi prima della nascita e si sviluppi già nell’ambiente intrauterino. Non ho fatto davvero niente e in cambio ho ricevuto sorrisi, attenzione viva, confronti, interesse e curiosità, polpo alla griglia, torta al formaggio e vino greco fresco. Basta un incontro così a farmi passare istantaneamente tutta la stanchezza dell’anno scolastico appena volto al termine e a farmi venire una voglia bramosa di settembre, di bimbi, di musica.
Grazie.